Bates Motel

Non c’è niente da fare, Psycho ci ossessionerà fino alla fine dei secoli.

Prima abbiamo trascorso tutti gli anni 80 a ritrovare in ogni horror almeno una donna selvaggiamente uccisa tra tende della doccia, immacolate piastrelle e tappetini da bagno macchiati di sangue, poi negli anni 90 siamo caduti preda di un remake di Gus Van Sant che volevamo snobbare, ma che abbiamo guardato fino alla fine solo per poter concludere: “L’originale era meglio, ma che scherziamo?”. Poi, non contenti, nel 2013 ci siamo beati nella visione di “Hitchcock” in cui per la milionesima volta ci siamo fatti raccontare da Anthony Hopkins ed Helen Mirren tutti i dettagli di ripresa della Scena. E non c’è bisogno di specificare quale, perché quando si parla di scena, ci si riferisce sempre solo a quella.

Oggi finalmente siamo arrivati alla serie, che molto abilmente unisce passato e futuro senza timore di perdere il bandolo della matassa. BM, ideata da Carlton Cuse e Kerry Ehrin, infatti è un prequel, ovvero ci racconta i fatti prima del celebre omicidio, analizzando il rapporto claustrofobico e malsano tra Norman e la madre Norma. Ma attenzione! Il tutto è ambientato nei giorni nostri, quindi troverete tutti i personaggi muniti di smart phone e computer. Questo fatto, all’inizio può sconcertare, infatti la casa dove loro vanno a vivere è esattamente quella del film di zio Alfred, quindi il passato delle vecchie cucine anni 60 si incrocia col presente di Google, ma in modo molto armonico.

Il giovane Freddie Highmore (Norman Bates) e Vera Farmiga (Norma Bates) sono i due eccelsi attori attorno a cui ruota tutta la storia e fin dalle prime scene lasciano trasparire il legame soffocante che li lega, un rapporto fatto di amore, ma anche di insofferenza (soprattutto dalla parte di Norman).

Per ora sono andate in onda solo le prime tre puntate e fin dall’inizio si parte al galoppo con scene forti e occultamenti di cadavere piazzati quando ancora lo spettatore non ha finito di leggere nemmeno i nomi degli attori a inizio film.
L’aria del paesino immerso nei boschi è così carica di tensione ed elettricità, che chiunque di noi taglierebbe la corda subito. L’atmosfera del “qui tutti nascondono un segreto” solleticherà molto gli amanti di Twin Peaks.

Il particolare che non mi ha granché convinto è il poco credibile strabordante fascino che Norman esercita su tutte le ragazze del paesino, che invece di trattarlo come un nerd per il suo look anacronistico e il suo carattere chiuso, lo invitano fin dal primo giorno ad una festa. Il giovane sconcertato (pure a lui non pare vero!) resta conteso tra una procace biondina e una dolce moretta con cui inizierà, suo malgrado, a trovarsi invischiato in un mistero più grande di lui.

Il malessere psichico di Norman si fa strada gradualmente in lui, fino a manifestarsi con la scoperta del libretto pieno di disegni erotico/sadici. La scoperta che la violenza non lo turba come dovrebbe ma anzi lo affascina, tanto da spingerlo a conservare cimeli di un omicidio, gli farà urlare più volte: “cosa c’è di sbagliato in me?” Non siamo ancora ai livelli di pazzia violenta di Antony Perkins, ma tanti anni dovranno passare prima che una vera e propria schizofrenia possa colonizzare la mente del liceale Norman.

La psicologia dei personaggi secondari non è fino a qui molto approfondita, eccetto che per la figura del fratello maggiore di Norman. Dylan, entra in scena mostrandosi dapprima elemento di disturbo negativo, ma da quanto mi pare di intuire, sarà lo stimolo per far uscire dal guscio il fratello minore, eccessivamente fagocitato dalla madre.

Omicidi, cadaveri nascosti, droghe, sesso, rapimenti, scritte sotto i lavelli, disegni misteriosi e vicini psicopatici, beh direi che gli ingredienti ci sono tutti per vedere Bates Motel fino alla fine.

E chissà cosa avrebbe detto zio Alfred.

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