Black Mirror. E la fiction italiana continua a mangiar polvere.

Durante una vacanza in Grecia, capitai per caso ad una festa caotica e piena di inglesi e americani ubriachi che facevano a gara a chi beveva più birra (ndr. vinse un australiano). Fu proprio quella sera, in quella allegra isoletta che va sotto il nome di Ios, che mi misi a chiacchierare con un tizio che veniva dalla California o dal Texas non ricordo bene…quello che ricordo è che vide la mia magliettina con la sagoma delle Charlie’s Angels, sorrise e disse: “Noi anglosassoni a fare telefilm siamo i migliori”. Sono passati più di 10 anni da quella sera e quella frase resta ancora valida.

In Italia, non si sa perché, passiamo il tempo a girare robetta ridicola come Il tredicesimo Apostolo, la serie pseudo horror più illuminata della storia delle fiction tv. Mentre guardavo una puntata mi pareva di essere sul seti di Boris e sentire il tecnico luci urlare…SMARMELLA! SMARMELLA TUTTO!

In UK, invece, hanno sceneggiatori veri e girano cose come Black Mirror.

Questa fiction è stata ideata e prodotta da Charlie Brooker ed è stata data in pasto al pubblico di Channel 4 nel dicembre del 2011. La serie in realtà è una mini serie di tre puntate, a cui ha fatto seguito una seconda serie di altre tre puntate. I Capolavori da vedere sono, quindi, sei.

Ogni puntata ha personaggi diversi, storie diverse, fatti diversi ma un solo comune denominatore: gli effetti devastanti della tecnologia sulle nostre vite. Il motivo per cui la fiction si chiama “specchio nero” non sono chiare, su wikipedia ipotizzano che gli autori si riferiscano allo schermo nero di alcuni apparecchi elettronici, ma per me il significato va oltre. Queste 6 storie sono devastanti soprattutto perché in ognuna di loro ci sono riflessi tutti i nostri tic e comportamenti quotidiani a contatto con gli schermi dei nostri pc e smartphone.

Qui dentro ci siamo noi, che non ci guardiamo più in faccia perché stiamo chattando su Facebook, che passiamo le ore a fotografarci per “comunicarci” su Instagram, che non parliamo più con il nostro fidanzato, perché siamo troppo occupati a flirtare con uno sconosciuto che vive a Shangai.

Al momento ho appena finito di vedere la seconda puntata della seconda serie: Orso Bianco ed è di questa che vi parlerò. La storia non ha un inizio, non ti lascia nemmeno respirare perché mentre stai tentando di entrarci lei ti ha già afferrato per i capelli e tu devi correre. Tu che in questo momento sei con la ragazza che si è svegliata all’improvviso in una casa che non sa se è la sua, con i polsi fasciati e delle pillole per terra. Dove è? Non lo sa. Chi è? Non ricorda. Perché ha tentato di sucidarsi? Boh? La foto di quella bambina che è sulla mensola del camino è di sua figlia? Non si sa.

La donna esce dalla casa come un automa e grida aiuto, ma dalle finestre ci sono solo ombre di vicini che ottusamente la spiano filmandola con il cellulare.

Mentre la ragazza senza nome e senza memoria si trascina correndo come in un incubo, i vicini di casa come novelli zombie di un film di Romero la seguono in silenzio, ognuno con un cellulare acceso sulla funzione “registra”. (Vi sembra di avere già visto queste scene davanti a qualche incidente?)

Le strade sono invase da maniaci della ripresa, intontiti da cellulari e l’atmosfera si fa sempre più da incubo quando uomini mascherati irrompono sulla scena con fucili carichi con l’intento di ammazzarla. Sì perché c’è un solo bersaglio in questa storia ed è lei. (ATTENZIONE SPOILER!!!)

Mentre la storia si srotola come in un incubo filmata da decine di punti di vista diversi, colpi di scena continui fanno di ogni personaggio prima un amico e poi un nemico in un continuo inseguirsi e rilanciarsi di ruoli in cui sia la povera ragazza sia lo spettatore non riescono più a racappezzarsi. L’epilogo da reality show è strepitosamente inaspettato, tutti i personaggi intervenuti si rivelano attori e il pubblico schierato applaude contento.

Tutto uno scherzo stile Scherzi a Parte, quindi?

La questione è molto più seria: alla protagonista confusa viene rivelato che giorni prima era stata complice con il suo ragazzo, dell’omicidio di una bambina. I suoi ricordi sono stati cancellati, ma il presentatore le ricorda come durante l’agonia di questa ragazzina lei ne abbia crudelmente filmato la morte.

Durante la rivelazione, la televisione diventa gogna pubblica dove il pubblico può lanciare urla belluine e fare di ogni dramma umano uno spettacolo (Vi sembra di avere già visto queste cose durante Porta a Porta, mentre si discettava di Sara Scazzi o Melania Rea?).

Il presentatore non intrattiene semplicemente il pubblico, ma decide anche la pena da infliggere alla condannata, ovvero la reiterazione delle stesse scene per l’eternità, come in un girone dantesco.

La cancellazione della memoria, non rende un colpevole innocente, anche se esso non può più nemmeno pentirsi di peccati che non ricorda di avere commesso e per questo diventa vittima sacrificale. 

La pena del contrappasso, orchestrata dalla trasmissione, aiuta la folla a sentirsi più pulita, ma soprattutto la coinvolge e la diverte come in un mostruoso parco giochi, perché come dice il terzo punto del regolamento di questa giostra: l’importante è che vi divertiate!

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