Dogo Genga

Da qualche anno girano per Milano questi strani figuri di nome Club Dogo.

In realtà sono tipi normalissimi, un pò tamarri ma totalmente inoffensivi, ci tengono però

a farsi vedere sempre un pò stropicciati e arrabbiati con maglie larghe, cappellini e

qualsiasi altro ammennicolo per ricordare il più celebre “american stail”.

Qualche cosa di bello l’han fatta anche loro, lo ammetto.

“Una volta sola”.

(Inteso sia come titolo di canzone sia come evento da ricordare).

In seguito Kaos One li ha graziati con qualche altra piccola collaborazione da cui è nato un piccolo gioiello come questo:

http://www.youtube.com/watch?v=yoe46oMRoWI

Di recente hanno rilasciato un articolo sul Corriere e vorrei soffermarmi su alcune

illuminanti affermazioni.

“La nostra attitudine è essere noi stessi. Vogliamo dire che è bello non essere gli altri.”

Mai quanto per noi è bello non essere voi, fidatevi!

Difficile anche capire quale individuo possa avere come attitudine quella di essere qualcun altro.

Ma passiamo ad un altro momento clou dell’intervista.

Puntano l’indice su un mondo di plastica, quello delle discoteche alla moda e delle veline,

ma quel mondo lo frequentano: «Andare all’Hollywood non vuol dire farne parte.

Io non condivido il pensiero tronista», dice Jake. «Però non si rifiuta una serata con champagne gratis…».

E ci mancherebbe, caro Gue! Un conto è sputare su un piatto e poi mangiare dallo

stesso piatto come cantavate con una certa foga in “Briatori”, dove la malcelata

invidia per il mondo dorato dei vipparoli italici già si intuiva.

Continua l’ariticolo:

“Fra le altre cose che vengono rimproverate ai Dogo è quella di parlare di vita di strada, ma di venire da famiglie «bene».

E dopo nemmeno 3 righe si legge:

Guè lancia una frecciata agli altri rapper: «La maggior parte di loro non viene dalla strada».

Allora caro Gue (posso darti del tu, vero Zio?) o vieni dalla strada o non vieni dalla strada. Le cose sono due.

L’intervista si chiude ovviamente con un esplosione di fuochi d’artificio di banalità:

“Le donne delle loro canzoni sono spesso aspiranti veline pronte a tutto per fare carriera, ragazzine

che si vendono in cambio della ricarica del cellulare: «Parliamo di donne come se ne parla

comunemente. La mercificazione della donna non è nelle nostre parole ma in quello che si

vede in tv. Non sarà un caso se anche Somewhere, l’ultimo film di Sofia Coppola, mostra

a tutto il mondo un’Italia così. Però veniamo attaccati soltanto noi».

Ammiro il coraggio di accostarvi alla Coppola, davvero. Vi stimo. Avete fegato.

A parte ciò caro Gue, cosa dici? no non la tengo una cartina…ho smesso anni fa…

comunque dicevo a parte ciò che cazzo vuol dire che “parlate di donne come se parla

comunemente”?

“Sgrilla” magari lo dici a tua sorella.

Ma la cosa esilarante è che dopo tutto il pippotto sulla loro presunta cattiveria da

Dogo argentino cosa hanno fatto?

UNA COLLABORAZIONE CON ANTONACCI!

Sì quello delle canzoni lagnose che parlano di amore come nelle cartine dei baci perugina.

E Gue cosa dice?

«Quando uno come lui ti invita è una bella cosa, perché a quel livello si cercano i migliori.

E poi non abbiamo fatto una mazurka rap o il “Ballo del qua qua”».

Dura dagli anni 50, è stato usato come colonna sonora per almeno 4 film

ed è stato pubblicato in tutto il mondo

Io ci penserei due volte a sfidare pubblicamente Il Ballo del Qua Qua.

L’articolo del Corriere:

http://www.corriere.it/spettacoli/10_ottobre_13/laffranchi-iene-rap-nostre-rime-accuse_97c45fd2-d68c-11df-831d-00144f02aabc.shtml

Immagine

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