Funny Games (regia: M. Haneke 2007)

E’ da un pò di tempo che non scrivo note, ma stasera ho appena finito di visionare questo film e devo per forza buttare giù due righe a caldo.

Premetto che non so nulla di Haneke e non sono riuscita a vedere l’originale, quindi quello che scrivo non l’ho letto in giro, ma nasce da mie impressioni personali. Magari sono enormi cazzate, ma almeno solo io ne detengo il copyright.

Funny Games del 2007 è un rifacimento di un film, sempre di Haneke. Il regista pensò di rigirarlo perché la prima versione, totalmente in tedesco, non riuscì a sfondare nel mercato americano.

Non ho potuto fare a meno di notare un gran numero di rimandi a film culto visti e rivisti mille volte, non so se i particolari sono voluti dal regista ma credo che se avete visto Shining l’apertura del film ve lo ricorderà all’istante. Avete presente:Trullallero trullallà l’allegra famigliola americana perfetta se ne va in vacanza in mezzo alla natura.

Ecco ci siamo capiti.

Il climax di violenza che parte dalla dipartita del povero cagnetto mi ricorda molto l’inizio della mattanza di American Psycho (il libro almeno, il film non l’ho visto).

Il biancore di tutto il film invece mi rimanda al caro vecchio Dario Argento e al suo immenso filmTenebre.

 Gli schizzi di sangue rossi sul muro bianco, alla Jackson Pollock, di Veronica Lario e del suo povero braccio mozzato ancora popolano i miei incubi.

Sarei tanto curiosa di chiedere ad Haneke il perché di tutto questo biancore. Forse ha ragionato basandosi sugli archetipi dei sogni?

In quel caso, il non colore bianco rimanda alla morte e al mondo dell’al di là (fantasmi, angeli, luci celesti). I due ragazzotti in effetti incarnano perfettamente il ruolo di angeli della morte. La loro freddezza è molto più inquietante di qualsiasi ghignata di Alex De Large o urlo belluino di Jake Torrance.

Come il leader del gruppo bacia in fronte la donna e la getta in acqua come fosse un sacco dell’umido, credo rimarrà negli annali del cinema mondiale.

Come in tutte le coppie anche qui c’è un leader e uno che ubbidisce. Il leader mi pare faccia le veci di un bonario papà, mentre il celebroleso senza un minimo di carattere pare un figlio ritardato. L’apparente dolcezza con cui parlano alle vittime è terrificante.

La violenza domestica che irrompe in una bella casa di benestanti è già stata vista in Arancia Meccanica, la differenza è che qui manca totalmente il richiamo sessuale. I due teppisti sembrano asessuati, amorali, anaffettivi e lobotomizzati.

Un altro particolare che mi ha sconvolto è l’assenza di musica in certi momenti. Con Kubrik abbiamo l’uso della musica che contrasta con la scena, con Haneke abbiamo il silenzio totale nelle scene più ricche di tensione. Si sentono i gemiti, i tonfi sul pavimento, le assi che cigolano, ma niente altro.

A che serve la musica se hai già tutta la tensione che ti serve grazie a due attori strepitosi?

Siamo nel realismo più totale e nella realtà quando ti massacrano di botte manca la musica.

La cosa più inquietante però è un’altra. L’elemento che davvero rende grandioso questo film è la violenza.

Partiamo subito dal concetto che Funny Games NON E’ un film violento, ma un film SULLA violenza.

Essa permea tutta la storia, ma in effetti NON SI VEDE MAI.

Come il migliore Hitckcock è molto più pauroso se ti faccio intuire cosa accade dietro la porta facendotelo sentire, invece che facendotelo vedere.

Questo è il motivo per cui detesto i film horror americani che girano ora…tutti uno sbudellamento noiosissimo dall’inizio alla fine.

Ma qui cosa abbiamo? Uno sparo e un gemito orribile, mentre la telecamera inquadra il biondino che ravana nel frigo in cerca di cibo.

Se non è genio questo ditemi voi…

E la morte del cane? Abbaio, abbaio. Stacco sul padre. Abbaio, Abbaio. Stacco sul bambino. Abbaio. Bambino. Abbaio…guaito. Bambino. Guaito, gemito. Silenzio. Bambino guarda padre. Padre guarda bambino. Silenzio. Padre: “Ok vado a dare un’occhiata.”

(Troppo tardi amico).

Il film non è consolatorio e non vuole esserlo. Non vuole dare risposte e se ne fotte altamente dei vostri sentimenti buonisti.

Non ci sono eroi. C’è un momento in cui vi piglia per i fondelli e ve lo fa credere…ma vi avverto, non ci cascate.

La violenza non si ferma mai.

La violenza è come l’energia. Non si crea da nessuna parte, non si distrugge, ma passa di casa in casa.

Inesorabile.

Immagine

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