Mattatoio 23

Il coltello seghettato affondava nella carne fibrosa di sangue.

L’aveva chiesta ben cotta e invece al centro del piatto si era formato un piccolo laghetto rosso.

“Qui non ci metto più piede” pensò lei.

Tagliò stizzita i due lembri di carne, guardando da un’altra parte.

Senza vedere quel manzo macellato che agonizzava davanti a lei, magari il sapore sarebbe stato diverso.

Sfilò dalla forchetta un pezzo di cadavere e iniziò a masticare pensando ad altro.

Provò a mitigare il metallo che si stava sfaldando tra i denti, spingendosi in bocca 4 patatine.

Sentiva lo stomaco ribellarsi. Gli schizzi di rosso sulla superficie del piatto di ceramica, saranno state simili a quelli delle mattonelle bianche del mattatoio?

Lui la guardava sorridendo e aveva già capito tutto.

– Dai non fare così…la finisco io.-

E’ bello quando ci si conosce da così tanto tempo che basta un cenno per indovinare i sentimenti dell’altro. Nessuno aveva capito il suo disgusto, eccetto lui. La giovane coppia ne rise.

Le parole di lui cadevano libere, sfarfallanti, gonfie di sogni e di progetti. Due tovaglioli arruffati sonnecchiavano in un angolo del tavolo, briciole di pane erano sparse sulla tovaglia. Due anime pulsavano intense e vicine. Attimi scomposti. Poi una frase, un  pronome, sempre e solo quello. Un improvviso refolo di triste consapevolezza la avvolge. Lei abbassa gli occhi sulla tovaglia. Stacca l’etichetta dell’acqua minerale e inizia a piegarla in tanti piccoli rettangoli, tanto per fingere di essere concentrata su qualcosa d’altro. Le due anime si perdono in una battuta e una resta indietro, senza capire, indispettita per quel qualcosa che sfugge.

I due si alzano dal tavolo. Il cameriere passa veloce a raccogliere i piatti distrattamente. Li appoggia sul portavivande, schiaccia un pulsante e il piano di metallo scende nelle cucine. Lui e lei escono dal locale, fuori piove. Lei rabbrividisce, ma non per il freddo. I piatti arrivano in cucina. Mani veloci prendono un piatto di ceramica. Un ragazzo getta pezzi di carne rossa nella spazzatura. Un cameriere panciuto gli passa accanto:

– Allora vogliamo darci una mossa? Su quella roba fuori di qui. Non vedi che è pieno?-

Il ragazzo con una smorfia afferra il sacco nero e lo getta nel retro del locale.

Ombre nere si avvicinano con nasi umidi vibranti. La plastica si lacera facilmente, lasciando fuoriuscire tutto il contenuto del ristorante. Voraci mandibole canine si gustano il lauto pasto. Questa sera il menu’ è diverso dal solito. Non capita spesso di mangiare i resti di un cuore umano.

Quadro: Edward Hopper

Immagine

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