Miele (regia: Valeria Golino_2013)

Ieri sera sono andata con Valeria Golino, Riccardo Scamarcio e Jasmine Trinca al cinema.
Valeria ha insistito così tanto che venissi a vedere il suo film Miele  e che le dessi un parere, che non potevo certo dirle di no. Sono mesi che è in ansia e la capisco, un debutto da regista con una storia così complessa e coraggiosa farebbe perdere il sonno a chiunque. Anche Riccardo però bisogna dirlo ne ha passate di tutti i colori nella sua nuova e inedita veste di produttore: per mesi ha passato le giornate a cercare finanziatori presentando la propria idea e a vivere situazioni così.

R: “…ecco la storia affronta il tema del suicidio assistito e parla di questa ragazza…Miele…che appunto aiuta queste persone nel delicato momento del trapasso…”

Agenzia di Produzione: “mmmh…suicidio assistito…quindi eutanasia.”

R: “Sì, è in effetti un tema controverso ma abbiamo ovviamente un cast notevole, la bravissima Jasmine Trinca…”

A:” Ah ci sarà un storia d’amore lui ama lei, lei ama lui…?”

R. “In effetti no, nessuna storia d’amore, ma la regista è Valeria Golino, che ha preso molti premi, poi ha lavorato su set internazionali…”

A. “Ah bene, quindi ci sarà qualche attrice da Hollywood, tipo la Roberts…forte la Roberts, mi è sempre piaciuta!”

R. “Ehm…no nessun attore americano, però abbiamo Carlo Cecchi in una parte molto intensa…”

A:”Carlo Cecchi? Un attore TEATRALE???? Voi siete matti…lasciate perdere, ve lo dico da amico.
Attori teatrali…ah! Bella roba!”

Nonostante l’inizio impervio i nostri eroi sono comunque andati avanti e alla fine hanno creato la loro magia.

Miele vive circondata di solitudini, immersa in un sottofondo di musica nelle orecchie che la isola da tutto il resto. Miele quando la chiamano arriva senza fare domande, sceglie la musica preferita dal suo cliente, istruisce i membri della famiglia su come procedere e in un paio di minuti tutto è finito.
Miele vive questi momenti con la giusta delicatezza e segue regole che si è auto imposta per fare il suo lavoro nel miglior modo possibile: davanti al suo cliente mai usare verbi al futuro, mai lasciarsi sfuggire parole come “dopo, domani, più tardi” che possano fare ricordare al paziente che – trascorsi quelli che saranno i suoi due ultimi minuti – il mondo continuerà a vivere come se nulla fosse.

Alcuni possono dirle che il suo è “proprio un lavoro di merda (cit)” ma per lei il suo lavoro è una missione, che va al di là dei soldi con cui queste persone la pagano.

Miele è indecifrabile, spesso con il viso fuori inquadratura, nasconde bene quello che prova veramente e sembra che non sia davvero legata a nessuno, ma solo al mare in cui si immerge in lunghe nuotate silenziose.
Ma forse Miele è solo l’immagine che lei vuole darsi, solo un nome fittizio che nasconde una semplice ragazza di nome Irene che è innamorata ancora di qualcuno, ma è troppo orgogliosa per ammetterlo ed è anche da troppo tempo schiacciata da tutta la sofferenza che vede ogni giorno e finge di ignorare le tachicardie nervose che la sorprendono sempre più spesso.

Un giorno però un anziano ingegnere depresso le chiede di venderle il farmaco e di lasciarlo solo nel suo ultimo momento, Irene lo crede malato e ingenuamente accetta la transazione economica anche se con qualche perplessità. Solo quando capirà che l’uomo è sano come un pesce e vuole solo farla finita, tenterà in tutti i modi di salvarlo. Nel momento in cui queste due solitudini si incontrano e si parlano, sarà l’anziano – disilluso ma con ancora un certo pungente umorismo – che aiuterà lei a capire cosa fare della sua vita e quali decisioni è necessario prendere.

Il punto di vista di Valeria è rispettoso e delicato e mai melodrammatico. L’erotismo della scena tra Jasmine Trinca e il ragazzo al di là del vetro è perfetto, l’inquadratura dal basso di lei abbracciata dalle spine dorate di grano è un particolare che fa la differenza tra un film carino e un “piccolo capolavoro”(cit. Scamarcio).

L’abilità della coppia Riccardo/Valeria è stata anche quella di circondarsi di comparse di ottimo livello attoriale ovvero: Libero de Rienzo nella parte di un medico compiacente, Vinicio Marchioni nella parte dell’amante egoista e geloso, Iaia Forte nella parte di una parente grata ma al contempo schifata dal ruolo da boia di Miele.

L’unica cosa che posso fare ora è incrociare le dita per il 17 maggio, quando questo film verrà proiettato al Festival di Cannes. 

Ma comunque gli applausi scroscianti delle decine di persone che erano con me al cinema Astra ieri sera,

credo  siano un buon segno.

In bocca al lupo, Valeria.

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