Per tutti quelli che…Com’è andato il viaggio a Lisbona?

A Lisbona non si passeggia qui e là. E nemmeno si fanno quattro passi a destra e a manca.

E neppure si deambula in lungo e in largo. Le uniche due direzioni che potete prendere nella

capitale del Portogallo sono su o giù. Lasciate perdere chi vi esalta la verticalità di New York!

Con gli ascensori sono capaci tutti di muoversi. Contro la verticalità portoghese si può lottare

solo con le propre gambe. Dopo i primi giorni di smarrimento proverete anche voi la strana

sensazione che tutte le strade siano in salita, ma non allarmatevi. Non è un’illusione. E’ una

realtà. L’unica zona dove è lecito camminare in orizzontale è il quartiere centrale della Baixa,

diviso in tanti quadretti dalle tre vie principali: Rua Aurea, Rua Augusta e Rua da Prata.

I quadretti a Lisbona sono un’ossessione. Penso che tutto parta dalle famose mattonelline,

le celebri azulejos, che ricoprono buona parte delle abitazioni. Il quadretto è un motivo che

si ritrova anche nei cubetti bianchi e neri con cui i portoghesi hanno pensato di pavimentare

tutta la città, creando artistici e scivolosissimi mosaici. I pub/bar del Bairro Alto sono sempre

imballati di gente soprattutto dopo le dieci di sera. Ogni localino ha il suo stile. Spero che se

capitate in zona sarete così fortunati da entrare in quello che ho scoperto io (ma di cui non

ricordo il nome, sorry) tutto dedicato al porno anni 70 con locandine d’epoca e riviste vintage

sul tema. L’arredamento è piacevolmente caotico, realizzato facendo incetta di vecchie

poltrone e antichi divanetti in qualche mercatino dell’usato. Se durante la vostra passeggiata,

ad ogni incrocio, vi capiterà di imbattervi in loschi figuri che vi intimano “SHHHHH…SHHHH!”

non offendetevi. Non vi stanno imponendo un austero silenzio, bensì stanno tentando di

vendervi del banale hascish. Dovendo affrontare l’argomento “fado”, spero che nessuno di

voi abbia un lontano parente portoghese, nel quale caso mi scuso fin da ora per l’eventuale

offesa, però non posso nascondervi che come musica non è il mio genere. E’ anche vero che

non mi è mai capitato di dover attendere mesi e mesi per il ritorno del mio amato bene, salpato

verso l’ignoto in cerca di fortuna, ergo forse non ne ho colto compiutamente il significato recondito.

La vita notturna a Lisbona si svolge per lo più in strada, sorseggiando cocktail seduti – se capita –

anche per terra per assistere allo spettacolo di qualche artista di strada. Questi artisti sono organizzati

meglio che un palinsesto tv. Alle 20.30 attacca la banda con la ragazza di colore, mentre la seconda

serata è tutta dedicata al funambolo con il monociclo alto 3 metri, che puntualmente coinvolge gente

del pubblico, senza farsi remore di mandare a cagare allegramente colui/colei che non apprezzi i suoi

numeri circensi. Come sapete il mondo si divide in due grandi gruppi: i bevitori di acqua gasata e

i bevitori di acqua naturale. A Lisbona i primi si trovano davanti ad un grossissimo dilemma:

come mai la bottiglia di acqua gasata è sempre più piccola (e più cara) di quella di acqua non gasata?

In Italia la differenza non sussiste. In Portogallo ti centellinano l’acqua gasata come fosse del whisky

invecchiato in botti di rovere. Il problema è che – sarà la suggestione di bere qualcosa di esclusivo

e quasi introvabile – alla fine scopri di avere più sete di prima! Andare all’estero significa molto spesso

fare inevitabili confronti con il proprio paese e anche in questo caso una cosa mi ha molto colpito.

A differenza delle istituzioni italiane, quelle portoghesi hanno una grande attenzione e un grande rispetto

per i portatori di handicap. Quasi tutte le spiagge sono dotate dei mezzi adeguati per garantire,

anche a chi è in difficoltà, un bagno nell’oceano. In Italia non ho mai visto un handicappato essere

accompagnato delicatamente in acqua da tre volontari, né tantomeno ho mai visto il suddetto

handicappato sorridere beato in mezzo agli altri bagnanti. Ovviamente tutte le spiagge sono

dotate di discese per le carrozzelle. Non esiste scaletta che non sia appaiata con uno scivolo per gli

handicappati. Questo dovrebbe fare riflettere. In Portogallo il senso di uguaglianza è particolarmente

forte o siamo noi italiani ormai totalmente incapaci di provarlo? Mi è capitato di cenare alla

Casa Do Alentejo (Rua Santo Antao), un locale stupendo con un atrio spettacolare ricco di fontane,

palme, azulejos da sembrare il set di un film. In questo luogo da sogno ho mangiato del pesce

ottimo e vi garantisco che ho pagato pochissimo. All’arrivo del conto mi sono chiesta: ma se un

locale così aprisse a Milano, per esempio? Un locale così a Milano sarebbe in mano a qualche

“Briatore” di turno, pronto a far pagare un baccalà 80 euro. Invece, per fortuna quel posto è a

Lisbona e mentre mangiate potete avere accanto la coppietta di innamorati intenta a dividersi

l’antipasto o due pensionati alle prese con un granchio con patate arrosto oppure cinque marinai

giapponesi in libera uscita che si gustano i loro gamberi. Perché in Portogallo non importa

quanto può essere bello un locale, importa solo che quel locale sia di chiunque e anche un pò vostro.

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