Spring Breakers (regia: Harmony Korine)

Harmony Korine è il regista che in assoluto riesce a mettermi addosso un malessere profondo ogni volta che mi soffermo sui suoi film. La cosa davvero strana è che anche se non mi piace quello che sto vedendo, non riesco a smettere di vederlo. Dovrebbe significare qualcosa tutto ciò, ma non ho ancora capito cosa.

Forse, mentre scorrono le sue immagini Harmony sta comunicando con qualche demone dentro di me che nemmeno io pensavo di avere.

La prima immagine che associo a Korine è il bambino che mangia la pasta nel bagno di casa.

Ora ditemi voi, per una nata e vissuta in Italia, cosa c’è di più squallido e terrificante che vedere un essere umano che nientemeno PASTEGGIA con un piatto fumante di spaghetti, immerso in una vasca da bagno, aiutandosi con una barretta di cioccolato con accanto un bicchiere di latte (!). Gastropornografia pura.

(Ora che ve l’ho raccontato, provate a guardare Gummo se avete il coraggio).

Gummo, Kids e Spring Brakers – il film di cui volevo parlare ora – mi ricordano parecchio lo stile di Gus Van Sant e le tematiche sono molto simili (mi riferisco soprattutto a Paranoid Park ed Elephant).

I protagonisti sono sempre minorenni alienati in una realtà di solitudine, dove le famiglie sono quasi completamente assenti.

Vorrei essere chiara fin da subito: non credo che S.B. sia un film venuto benissimo.

L’unico elemento da 10 e lode è l’interpretazione eccelsa di James Franco, un lupo mannaro con i rasta, uscito dalla favola di un lascivo Cappuccetto Rosso in bikini.

Più o meno la favola inizia così. C’era una volta una giovane fanciulla timorata di Dio che decide di partire con 3 amichette annoiate della solita vita di provincia. Anche lei è stufa di incontrare sempre le stesse facce, vuole vedere il mondo, ha 15/16 anni, le guancette ancora paffute e una curiosità divorante di vedere cosa c’è fuori. Dato che le donzelle non dispongono di abbastanza soldi, tre di loro decidono di rapinare una triste tavola calda armate di pistole ad acqua. La scena viene prima ripresa da fuori e poi a metà film viene girata all’interno del locale, dove ci rendiamo conto che la violenza e la prevaricazione sono molto eccitanti anche per delle ragazzine di 16 anni.

Prima della rapina una di loro – per caricare le altre – le esorta dicendo: “Immaginate di essere in un videogame, immaginate di essere in un film.” Questa frase ripetuta parecchie volte mi ha ricordato Elephant, dove infatti prima della strage uno dei ragazzini si sfoga sparando per finta in un gioco al computer. Ma non credo, come hanno fatto in molti, che Korine e Van Sant vogliano incolpare tv e computer, credo che qui la ragazzina tenti di depersonalizzare le sue compagne. “Non pensate troppo a quello che state facendo, altrimenti andrete in crisi e vi si risveglierà la coscienza. Fingete di essere solo dei personaggi, girate il vostro film e poi fine della storia.”

La festa di primavera, dove alla fine le ragazze arrivano, è raccontata da Korine con stralci di immagini di delirio totale tra donne in topless ricoperte di vino bianco e birra sparati a fiumi da mane a sera. (La colonna sonora è di Skrillex, quindi direi che ci piace parecchio).

Il quartetto si sente in paradiso: tutto va come deve andare, loro sono sempre in bikini, in mezzo a musica, feste e piscine. I genitori se ci sono, sono lontani. Li si chiama una volta se va bene (a 15 anni!!!) e gli si racconta un sacco di stronzate, tanto loro ci crederanno.

“Sono partita senza dirtelo, scusa mamma, ma se te lo avessi chiesto non mi ci avresti lasciato andare.”

(Roba che a casa mia mi sarebbero venuti a prendere per i capelli, caricato in macchina a suon di sberle e messo in punizione per almeno 1 mese…ma vabbè qui siamo nella libera America e quindi SPRING BRAKERS! Yeah!)

Nonostante il target giovane e furibondi cambi di inquadratura ho trovato il film di una lentezza fastidiosa. Il continuo incrociare scene del passato e del presente l’ho trovato inutile e pretenzioso. Per non parlare delle ripetizioni noiosissime delle stesse battute.—-> “Lo facciamo o non lo facciamo? Sei un cagasotto! Allora lo facciamo? Sei un cagasotto! Sì sono un cagasotto. Facciamolo”

Mentre la moretta timorata di Dio torna in sé e si rende conto che Alien (Franco) le vuole solo usare come riempitivo della sua solitudine, le altre tre ragazzine credono ancora di vivere in un sogno che non finisce più.

Quando ormai la spiaggia è deserta, perché i giorni di festa sono finiti e tutti sono tornati alla normalità, le tre biondine restano prigioniere della loro favola nera.

Alien è un gangster un pò atipico. Vive in una villa con le stanze tappezzate di armi e kili di panetti di droga, ma non ha uno straccio di guardiaspalle a parte due gemelli tossici che gli confezionano la roba.Ciò lo porta a farsi mezzo ammazzare dalle sue protette che ridendo e scherzando gli infilano la sua stessa pistola in bocca. Le cose a questo punto sono due. O sei pirla…o sei pirla.

Dopo aver deciso che le due fanciulle sono davvero toste, si crea una banda scalcinata capitanata da questo Alien, sedicente rapper (pessimo peraltro, compone rime orrende al pianoforte) e mezzo spacciatore.

L’unica scena che ha una sua poetica è quella finale. Negli ultimi istanti la favola per le due ragazze continua alla grande e le vede avanzare al rallenty come nei migliori video di MTV.

Continua però anche a circondarle di solitudine l’assenza delle loro famiglie, che – ancora convinte di parlare al telefono con delle bambine – ascoltano solo bugie di adulte già perdute.

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