The Bling Ring (regia: Sofia Coppola_2013)

Il grosso problema di un’entrata nel mondo del cinema con un capolavoro come Le vergini Suicide se sei una regista, è che poi sei obbligata ad alzare sempre di più l’asticella nelle produzioni seguenti.

Per ora quel film resta imbattuto sotto ogni punto di vista.

In The Bling Ring il mondo adolescenziale resta per la Coppola, come per Korine in Spring Brakers, l’argomento centrale della sua filmografia che, a questo giro, si basa su un fatto realmente accaduto.

Sui furti compiuti a Hollywood nelle ville di Paris Hilton, Orlando Bloom e Lindsay Lohan si è ormai detto tutto, quindi non mi dilungherò su questo tema, se non per dire che il film è assolutamente fedele ai fatti avvenuti nella realtà. Nulla è inventato: le finestre lasciate aperte di notte nelle ville di lusso sono reali, la chiave che Paris lasciava noncurante sotto il tappetino di casa è stata davvero “nascosta” in modo così stupido, l’assenza di qualsiasi cane da guardia o custode mentre i padroni di casa erano a qualche premiazione in giro per il mondo è anch’essa veritiera.

Probabilmente quando sei davvero ricco, perdi il valore di quello che hai e non te ne curi più.

Nonostante Korine e la Coppola siano due registi totalmente diversi, non posso fare a meno di mettere a confronto i loro ultimi due film, per il semplice fatto che affrontano lo stesso tema e lo sviluppano più o meno in modo simile.

Come in Korine, qui abbiamo un gruppetto di ragazzine vuote, annoiate e lontano da qualsiasi scrupolo morale, che decidono di arraffare soldi e benessere con leggerezza e senza pensare alle conseguenze.

In Spring Brakers c’è violenza e prevaricazione, nella Coppola tutto avviene in modo molto più pacato, come in un giro al centro commerciale. “Let’s go shopping!” è il grido di una delle protagoniste prima di andare a svaligiare la prima villa.

La gang di Korine era spinta dal desiderio di uscire dalla noiosa vita di provincia per iniziare a vedere il mondo, le ragazze della Coppola invece nel loro mondo fatto di feste e divertimenti vogliono restarci, ma vestite in modo più esclusivo. I loro miti ed eroi diventano le loro vittime, non per il desiderio di vendetta, ma al contrario, per mera voglia di emulazione. Entrano nelle case dei loro attori preferiti, si mettono a curiosare per le stanze lanciando urletti ammirati, per poi maneggiare paia di scarpe firmate e modelli unici di Birkin con venerazione e deferenza.

Nella prima parte del film i furti si inanellano tutti uguali in modo rapido, ma allo stesso tempo monotono e ripetitivo. Le spedizioni sono lampo: si individua la villa su Google, ci si informa se il proprietario è in casa (sempre su Google), si scavalca il cancello, si prende quello che piace e poi ci si fotografa con la refurtiva per l’invidia degli amici su Facebook.

La presenza di internet come complice dei furti, ma anche come trappola finale per le ladre è l’unico elemento valido della storia. Rapinare una casa non è mai stato così semplice: la vita di tutti noi è ormai pubblica, tutti sanno i nostri movimenti, siamo noi stessi a fornirli ai possibili ladri.

Anche le malefatte vengono rese pubbliche se si è così stupidi da vantarsene online, il primo posto dove la polizia va a mettere il naso.

La stupidità di vittime e carnefici è il nodo su cui ruota tutto il film ed è ciò che lascerà perplesso qualsiasi spettatore e forse è per questo che è impossibile entrare in empatia con i protagonisti.

Davvero è possibile lasciare aperta la porta di casa? Davvero è possibile derubare una villa e poi raccontare l’impresa a tutti gli amici e conoscenti in discoteca? Davvero è possibile indossare merce rubata e fotografarsi in rete? Davvero è possibile subire tre furti e accorgersi di essere stati derubati solo al quarto?

Anche in questo caso come in Spring Brakers la famiglia non si vede: o i genitori sono troppo occupati a fare business in giro per il mondo, o sono separati e presi dalle loro beghe di coppia. L’unica figura genitoriale che viene rappresentata è l’agghiacciante madre di Emma Watson: una stupida bionda svampita con il cervello pieno di frasi fatte e buonismo da quattro soldi.

I dialoghi del film ruotano solo ed esclusivamente attorno a 2 argomenti: soldi e abiti firmati.

Tutto pare avere poca importanza nella vita di queste persone, anche un improvviso incidente in macchina viene vissuto senza troppi patemi d’animo, ma con una bella risata dopo che ci si è guadagnati solo un livido in fronte.

L’unico guizzo del film è l’apparizione di uno sdrucito, ma sempre sexy Gavin Rossdale, frontman dei Bush che recita in modo impeccabile la parte del PR di una discoteca e del ricettatore di orologi rubati.Pure la giovane Emma Watson, è piuttosto convincente nella parte dell’insulsa ragazzina viziata, questo bisogna ammetterlo: viene voglia di darle fuoco alla fine del primo tempo.

Alla fine vittime e carnefici non si distinguono più: malata di protagonismo è Paris Hilton con i suoi pacchiani cuscini stampati con la sua faccia (nda: le riprese sono avvenute nella sua vera casa) come lo è il personaggio di Emma Watson che – come una navigata manager – pubblicizza il suo sito web, tentando di far fruttare gli stralci di celebrità raggiunta dopo il carcere.

Condannate a scontare pene diverse ma nella stessa cella si ritroveranno la Lohan e la persona che le ha svaligiato la casa, entrambe vittime di un sistema che non lascia spazio ad altro se non all’apparenza, ed entrambe mai realmente consapevoli della loro miseria.

2013_Sofia Coppola<br /><br />
Cast: Emma Watson, Taissa Farmiga, Leslie Mann

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