ViciniNocivi

Anche quest’anno stanno per arrivare le vacanze e per l’occasione andrò

a rigenerarmi in una sperduta e selvaggia isola del Mediterraneo.

Ovviamente il mio primo pensiero va ai miei amatissimi vicini di casa

latinoamericani, il cui simpatico vociare mi ha fatto compagnia per ben 365 giorni.

Abitare in un monolocale incastonato in un condominio, ove ronzano per

lo più latinos, non è un’esperienza che tutti possono vantare. Ora lasciate

perdere, per un attimo, il video di Santana che canta Smooth con Rob

Thomas mentre baldi giovani mezzi nudi ancheggiano nel cortile

strusciandosi lascivamente con donne dalla pelle color cannella,

perché siete totalmente fuori strada.

Il latinoamericano medio, infatti, è un esemplare umano dalle

caratteristiche ben precise: in genere non supera in altezza un pouf da

tinello, ma ha all’interno della cassa toracica un impianto audio formato

da 8 casse con una capacità di circa 200 watt ciascuna. Per darvi l’idea,

basti pensare che un colpo di tosse di Pedro Rodriguez Amoreiro della

Plata in Ripa di Porta Ticinese, può far andare di traverso una ghianda di

un ignaro Koala aggrappato al suo tronchetto di eucalipto in Australia.

La caratteristica precipua di questa curiosa specie di ominidi è, non a caso,

il volume dei loro vocalizzi diurni, che sono più o meno identici a quelli

notturni. Le telefonate al cellulare avvengono, inoltre, sempre sul terrazzino

antistante e SEMPRE mentre tu stai schiacciando il pisolino

della domenica pomeriggio. Lo svegliarsi di soprassalto mentre il signor

Gutierrez sta salutando la sorella a Santiago, potrebbe seriamente farti

maledire il giorno in cui Magellano prese la dannata decisione di non farsi

i cazzi suoi. Come avrete già capito, a differenza dei personaggi dei

film di Antonioni, tra i latinos non esiste il problema dell’incomunicabilità.

Questi piccoli esserini infatti comunicano, parlottano

e disquisiscono a qualsiasi ora del giorno e della notte. Di cosa, non

è dato sapere.

L’unico luogo comune veritiero è quello dei latino americani che

ascoltano sempre musica. Purtroppo però il loro cervello è stato

programmato solo per la salsa, la bachata, il reggeton e poi anche reggeton e a volte

anche salsa, poi raramente bachata e salsa.

L’aspetto positivo è che dopo un’ora di questi ritmi pure un qualsiasi

Jubilate Deo può risollevarvi il morale. Un altro escamotage molto utile

per ritrovare il sorriso è anche il riuscire a lanciare una granata fumogena

attraverso la loro finestra della cucina, sperando di averli intontiti per

almeno 8 ore.
(Come costruire una granata fumogena in 5 min: mescolate salnitro,

ovvero nitrato di potassio, e zucchero nelle proporzioni del 60% salnitro

e 40% zucchero. Con una maggiore quantità di zucchero la combustione

è più lenta, mentre più KNO3 genera una combustione più

rapida. NdA)

Ma la cosa veramente sorprendente, cari amici, è la capacità di questi

soggetti di stare in 20 in un monolocale di 40 mq. Anche la mia casetta

vanta la stessa metratura ed è perfino provvista di angolosi e puntuti

mobili, motivo dei miei innumerevoli lividi che fioriscono

quotidianamente sulle mie gambe.
Ora io mi chiedo: come fanno questi non solo a “stare” ma anche

a “ballare” nel loro loculo, se io sulle stesse 4 mattonelle mi muovo

a malapena?

Come farò senza gli strepiti di Miguelito, i rutti postprandiali di

Pedro e le urla di gelosia di Susanita?

Uhm…a ben pensarci non so se tornerò da quell’isoletta del Mediterraneo…

Immagine

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