Ri-vergination

Era appena passata la mezzanotte, e la signorina C. stava tentando di incunearsi tra un corpulento tizio riccioluto dal marcato ordore di tabacco e il bancone del bar. Era appena sgusciata tra i due corpi solidi, senza che nessuno le rovesciasse la birra nel collo, quando l’alito di aria densa della saletta del locale la inglobò completamente. Intorno a lei erano tutti intenti a ridere del mondo, ballare o bere da opachi biccheri di plastica o anche a fare tutte queste cose insieme.

Si ritrovò in poco tempo al centro della sala e si accorse che mentre tutti si muovevano lei era ferma.

Doveva ballare, per forza. Altrimenti perché era uscita di casa per venire lì?

Uno perché va nei locali? Per divertirsi. E allora divertiamoci.

La signorina C iniziò molto giudiziosamente ad ottemperare il suo dovere. Una mossetta, due mossette…al ritmo di…di chi era la canzone? Ah sì…i Depeche Mode. Le erano sempre piaciuti, quindi la cosa non doveva essere difficile. Tre mossette. Da quanto tempo era lì? L’orologio diceva dieci minuti. Solo dieci minuti? Come mai quando andava a ballare prima sembrava che la notte finisse sempre troppo presto?

Ora invece non passava più. Che voglia di calma e silenzio. Che voglia di levarsi dalle palle quel coglione che da due minuti stava pogando dietro di lei e la infilzava con quei gomiti puntuti.Quattro mossette. Però non poteva mica andare a casa, era appena arrivata. La notte era ancora giovane! Ecco appunto…la notte lo era, lei non più. Dannazione a Milano e ai suoi diktat per cui, se una persona il sabato sera se ne sta a casa per i fatti suoi o è uno sfigato o e un vecchio pantofolaio. A 20 anni uscire la sera era ogni volta un’avventura. Com’è che recita quel detto? “Adoro gli adolescenti perché tutto quello che fanno, lo fanno per la prima volta.” La prima sigaretta, la prima canna, la prima sera in cui passi un’ora con la testa infilata nel cesso a rendere l’anima a Dio. Il primo concerto dal vivo da cui esci piena di lividi e con le costole a pezzi. Da quanto la signorina C. non si sente così?

Tornare ad essere vergine di tutto e passare le ore con la musica nelle orecchie ad immaginarsi il primo bacio, il primo viaggio all’estero, il primo afterhour, il primo weekend con gli amici a Roma, il primo capodanno senza i genitori, la prima volta che ci si sente dire ti amo da una persona che ci guarda negli occhi. Il primo colloquio di lavoro in cui ci richiamano per dirci che hanno scelto proprio noi.

Il primo cuore a mille quando si vede una nostra campagna stampa su tutti i muri della metropolitana e nessuno sa che è nostra, ma a noi viene da sorridere comunque quando ci passiamo vicino.

Da quanto la signora C non faceva una cosa per la prima volta?

Da un pò di tempo le sembrava tutto così già fatto, già conosciuto, già sperimentato.

La vita di Milano che un tempo le sembrava così eccitante, lo era poi veramente?

Dopo 7 anni in cui si è visto tutto di una città che non si evolve mai, forse è normale sentirsi come il componente di una vecchia coppia di sposi, in cui nessuno ha più nulla da dirsi.

Alle 2.30 la signorina C. tornò a respirare l’aria fredda della notte, la porta del locale si chiuse dietro di lei, risucchiando voci e musica. Aveva fatto pochi passi lungo la strada umida di pioggia, quando vide un gruppetto di persone venire verso di lei. Davanti a tutti c’era una ragazza dai capelli lunghi, in jeans e t-shirt fucsia dei Linea 77. Il cuore le si fermò. La ragazza si rivolse a lei, senza riconoscerla per chiederle:

– Scusa, per caso sai dov’è la Casa 139?-

– Ehm…sì è qui appena girato l’angolo.-

Rispose la signorina C.

– Ah…grazie! – le rispose la ragazza in jeans.

– Divertiti…- sussurrò la signorina C, ma la ragazza non la sentì perché era già corsa a raggiungere i suoi amici che, non si sa come mai, la chiamavano Nearlylost.

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