La notte del giudizio (2013) – Anarchia (2014) regia: James Demonaco

La consapevolezza dei limiti della società americana non è certamente un tema nuovo per il cinema d’oltreoceano: Romero, Carpenter, Moore, e molti altri hanno più volte girato pellicole in cui condannavano apertamente l’uso smodato delle armi, i messaggi subliminali nascosti nei media per orientare l’opinione pubblica, la passività dell’americano medio nell’annullare i propri desideri in un consumismo senza freni. Il quasi esordiente Demonaco, quindi, non affronta un tema originale, ma riesce con La notte del giudizio – The Purge (2013) – il primo capitolo di questa storia – a raccontare la fragilità dei valori di un paese, in modo inaspettato ed efficace.

La struttura della trama vuole rispondere alla domanda…What if…ovvero: “Se dessimo a ogni cittadino un’intera notte per farsi giustizia da solo, cosa accadrebbe?” Nel primo film tutta la vicenda si svolge all’interno di una lussuosa casa alto borghese e per una buona parte della storia il gioco funziona benissimo, infatti il livello di tensione resta costante. Il governo americano è gestito dai Nuovi Padri Fondatori, che per diminuire l’accrescersi di ondate di violenza nelle città, hanno stabilito un unico giorno dell’anno dove nell’arco di un’intera notte ogni tipo di prevaricazione è concessa. Tutti diventano giudici di tutti e trovano la loro purificazione in una mattanza lunga 12 ore. L’illusione di sicurezza di una famiglia benestante rinchiusa in una villa isolata come un bunker, va in frantumi davanti a un manipolo di giovinastri (anch’essi figli della buona borghesia) decisi a sfogare i loro istinti omicidi a colpi di ascia e fucili. Il personaggio del bravo e convincente Rhys Wakefield, il leader dei Purificatori, con la sua freddezza e indifferenza anche nei confronti della morte dei suoi stessi amici, ricorda la terrificante pacatezza della coppia di amici in Funny Games.

“La notte del giudizio” mostra la furia che si scatena quando le basilari norme di convivenza civile non valgono più, in un paese che ha fatto dell’uso e abuso delle armi una filosofia di vita. Senza di esse ognuno di noi è in balia non solo del delinquente, ma anche dell’invidia del vicino di casa, della gelosia del parente, del livore di persone che sono prima di tutto vicine a noi.

Già in questo primo capitolo della storia è abbastanza chiaro che che la maggioranza di persone uccise nella fatidica notte apparterrà molto probabilmente ai ceti sociali più inferiori, ovvero quelli senza mezzi per difendersi, mentre i più ricchi potranno acquistare i migliori sistemi di sicurezza per riuscire ad arrivare indenni alle 7.00 del mattino dopo. E da ciò è piuttosto semplice intuire che spazzare via le classi sociali più deboli è il fine ultimo del governo di questa nuova America, poi non così tanto diversa dall’America di oggi, a ben vedere.

Un Ethan Hawke in ottima forma riesce a rappresentare sul suo volto ogni sfumatura di angoscia possibile e regala allo spettatore un’eccellente performance.

L’unico limite di questo film è il ruolo di Wakefield che viene, a mio avviso, troppo presto messo da parte per dare spazio ad un finale troppo zuccheroso, viste le interessanti premesse iniziali.

Tutto sommato, però, la prova registica di Demonaco nel 2013 si può senza dubbio definire un successo, cosa è accaduto invece con Anarchia, il sequel dello stesso regista uscito in questi giorni?

Il secondo capitolo affronta la vicenda da un punto di vista esterno, infatti questa volta la notte dello Sfogo la passiamo tutta per le strade della città.

In questo sequel non esiste più nemmeno un motivo per farsi giustizia da soli, se non la solita trita e ritrita frustrazione sessuale maschile e il desiderio di soldi facili. I personaggi sono appena abbozzati e non hanno nemmeno il tempo di risultarci simpatici, in quanto passano la maggior parte del tempo a correre a destra e a manca tra un vicolo e l’oscurità di una metropolitana. L’atmosfera notturna, stile Fuga da New York, risuona di colpi di arma da fuoco sparati da orde di gentaglia travestita come ad Halloween. In queste 12 ore tutti gli abitanti della città sembrano trovare un buon motivo per imbracciare un fucile, l’odio esplode improvviso anche tra le mura di casa e non risparmia nessuno. Sempre citando Fuga da New York, anche qui non manca l’eroe misterioso e solitario che – non è difficile intuirlo – vuole vendicarsi probabilmente di qualche torto subito nel passato.

Se per caso non fosse chiaro che negli USA i ricchi stanno da una parte e i poveri dall’altra, Anarchia vuole osare ancora di più rispetto al primo film, mostrando i primi vestiti a festa mentre si divertono nell’assistere alla morte di gente comune come nell’antica Roma dei Cesari.

Mancano solo i leoni.

Lacune nella sceneggiatura poi lasciano lo spettatore a chiedersi quale segreto dovrà mai essere rivelato alla sorella del giovane colpito a morte nel finale. Segreto che viene ripetutamente citato durante tutto il flm, ma rassegnatevi: non lo sapremo mai.

La figura di un personaggio alla V per vendetta che riesce a inserirsi nelle frequenza dei canali tv nazionali per diffondere un messaggio di protesta contro l’imperante mentalità del mercato, viene appena abbozzata e buttata via nel finale come un “deux ex machina” qualsiasi necessario unicamente per la salvezza dei personaggi.

Per evitare spoiler, aggiungo solo che l’eroe solitario riuscirà finalmente a raggiungere il luogo dove avverrà la sua vendetta

Ma tranquilli, anche qui il finale al sapore di zucchero filato non mancherà.

Insieme a qualche sbadiglio.

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Un pensiero su “La notte del giudizio (2013) – Anarchia (2014) regia: James Demonaco

  1. Io ho preferito il primo, sfruttava un concept fresco fresco che è stato sviluppato bene durante il film. Il seguito, se così possiamo chiamarlo, non ha aggiunto molto in termini di concept e impostazione della storyline. Se c’è un terzo film in programma, spero almeno che abbia qualche elemento di originalità in più.

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