Verde acido.

Il madornale errore che ho commesso ieri mi rimarrà impresso negli anni a venire per l’eternità. A mia difesa devo infomare la corte che ero reduce da 8 ore pesantissime di lavoro e di un ritardo di un’ora e mezza sui mezzi pubblici (vdi post precedente) quindi avevo fretta, ero stanca e distratta.
Questa è la condizione rischiossissima in cui nessuno dovrebbe fare la spesa in un supermercato tedesco. Potrebbe pentirsene a vita. In Germania infatti hanno la mania di “fare le aggiunte” su tutti o quasi i prodotti sugli scaffali: la birra, un prodotto perfetto nei secoli, viene mischiata col succo di mirtillo e l’acqua viene “corretta” con aromi fruttati. I risultati di questi mix sono quasi sempre mediocri, ma si riesce a sopravvivere e a dimenticare l’esperienza di averli ingeriti. Il fatto grave è che i tedeschi hanno pensato bene di mettere le mani su un’opera d’arte culinaria intoccabile come il Pesto alla Genovese.

Ora, come tutti in Italia sapranno, il pesto non è un prodotto economico. Ci vuole olio di oliva, che non è proprio a buon mercato, i pinoli, piuttosto dispendiosi, il parmigiano reggiano e altri dettagli culinari di non poca importanza. Quasi sempre i pesti comprati nei supermercati (italiani e tedeschi) sono meno che mediocri. E infatti non li compro mai. Ma ieri sera, mi è venuta una malsana voglia di pesto e ho pensato: anche se non sarà eccellente, mi accontento.
Ho visto un vasetto verde, ho letto “Liguria” e me lo sono comprato. Ora quello che andrò a raccontare è abbastanza raccappricciante, quindi avviso gli amici liguri di procedere con circospezione nella lettura o, se di animo sensibile, saltare direttamente questo post.
Senza leggere il contenuto del vasetto, ho aperto la confezione e all’improvviso sono stata avvolta da un tanfo assurdo di una cosa che da anni odio con tutta me stessa.
Il pesto alla genovese sapeva di tartufo.

Tappandomi il naso, guardo la scadenza pensando fosse andato a male e leggo, in effetti, l’etichetta entusiasta dell’azienda:
“Questo pesto ESCLUSIVO importato dalla Liguria, ispirato dalla ricetta originale è stato reso ancora più raffinato con l’aggiunta di tartufo. Perfetto per piatti di carne e pesce, arricchisce col suo aroma di Tartufo ogni pietanza. Buon Appetito”
A parte il fatto che come ti permetti di dire che il pesto alla genovese deve essere raffinato? Il basilico è troppo cafone per la tua tavola, caro il mio direttore della ditta X? Ma se voialtri vi ingozzate di stinchi di maiale e crauti da mane a sera, dall’alto di cosa date del rozzo al pesto ligure, amene teste di un belino?

Poi procedendo con la lettura degli ingredienti, che più che un’etichetta qualunque, pareva un racconto breve di Stephen King, scopro che sti matti il pesto l’avevano fatto con ANACARDI, ACETO, AROMA DI PECORINO (aroma, capite????non il vero pecorino!), zucchero di frutta (!!!!), succo di limone (AHHHHH!) e solo il 12% di olio di oliva.
Il vasetto ovviamente è finito nel pattume.

Adesso ho solo la stanza che puzza di tartufo e cadavere morto da 2 settimane.
L’unica cosa che spero è che la polizia smetta di bussare alla porta e se ne vada il prima possibile.

ph. Bettina Rheims

moni

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