Sentirsi Woody Allen a Berlino.

Scena interno giorno. Un cliente di una certa anzianità armeggia con la tessera per aprire la porta di una camera al secondo piano. Cik, ciak…cik, ciak…e niente non entra. Vado verso di lui sollecita, lui si gira piccato e mi saluta.
“Shalom!” mi lancia contro e io stranita per essere stata appellata in ebraico, gli dico Guten Tag e gli domando: “Per caso ha problemi con la carta?” lui mi schiaffeggia in faccia una risposta secca:
“E lei ha dei problemi?”
Io interdetta: “Ehm…io no, ma mi sembra che abbia la carta che non funziona”
Lui piccatissimo: “Lei non parla molto bene il tedesco! E io non ho alcun problema!”
Resto ammutolita e lo guardo, mentre continua rabbiosamente a inserire la carta da un lato. Non funziona. Dall’altro…non funziona. Riprova. Un lato. Niente. L’altro. Niente.
Timidamente, stando ben attenta alla declinazione degli articoli (der, die, das!) oso consigliare: “Se ha problemi dovrebbe rivolgersi alla reception”
“Lei non è tedesca! E io sto benissimo e non ho problemi!” Sentendomi come un personaggio di Shindler’s List, nella mia imperdonabile non arianità, mentalmente lo mando a cagare in un ebraico inventato al momento e torno al mio lavoro.
Dopo 20 minuti lo ribecco, ma al primo piano. Ora sta armeggiando con la tessera in un’altra camera.
Penso: “Questo o è pazzo o è un ladro…e adesso che faccio?”
Ma a sorpresa la porta si apre e lui entra.
In quell’istante ho un’ illuminazione.
Questo emerito idiota ha sbagliato piano, voleva entrare nella 115 ma essendo al secondo piano stava entrando nella 215, che ovviamente non si apriva.
Dopo un’altra ora torno al secondo piano per delle mie faccende e lo ribecco. “Signorina…!” Penso: “Oh no…non voglio prendere a testate un cliente proprio oggi, mollami!”
Ma lui con un tono totalmente diverso da prima mi chiede gentilissimamente: “Ehm…mi servirebbe un rotolo di carta igienica.” Glielo passo da un carrello. Lui ringrazia io dico “bitte” mentre penso:
“Tranquillo nonnetto, che per le figure di merda di una certa portata, la carta igienica non ti serve”.

ph.Annie Leiboviz

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